Author: persorsi

Ripensando al Sudafrica

“Io conosco il canto dell’Africa, della giraffa e della luna nuova africana distesa sul suo dorso, degli aratri nei campi e delle facce sudate delle raccoglitrici di caffè. Ma l’Africa conosce il mio canto?”. Karen Blixen Fino alla fine del mondo e ritorno In questi giorni in cui le immagini di Nelson Mandela fanno il giro del mondo, la mia mente, ogni volta che incrocio un servizio in tv, torna in Sudafrica. Un viaggio che ho fatto nel 2008: due settimane e una macchina da Cape Town fino al Parco Kruger. Mentre guardo un’intera popolazione in pianto per un uomo che ha fatto della dolcezza la sua principale caratteristica, penso a questo paese che sento di non avere capito del tutto. In quasi tutti i posti in cui ho viaggiato la sensazione, alla partenza, è che mi sarebbe servito più tempo. Ma fondamentalmente per vedere più cose, più posti. In Sudafrica, invece, ho pensato che sarebbe servito un periodo più lungo per entrare con maggiore profondità in questo paese così lacerato, sezionato, stratificato, in cui …

Quattro chiacchiere con lo chef Michael White

Garganelli a stelle e strisce Un post veloce veloce, da dedicare a Michael White. Il mio incontro con lo chef americano, premiato a Imola durante il Baccanale qualche giorno fa, è stato davvero piacevole e spontaneo. Proprio come è lui: se la potrebbe tirare ai massimi, dall’alto delle sue stelle Michelin, è invece è stato affabile e disponibile come pochi. Del resto, ha detto che si sente romagnolo. E in effetti sembra proprio così, anche se non riesco bene a immaginarlo in quelle cucine frenetiche pronto a urlare contro giovani apprendisti, come vediamo fare nei vari Masterchef e similari. In realtà l’ho visto in azione. E non a New York (anche se sono otto i suoi ristoranti nel mondo, tutti di cucina italiana), ma al San Domenico (due stelle Michelin). Ma che ci faceva White in cucina con lo chef imolese Valentino Marcattilii? La storia è così. Siamo negli anni Novanta: il cuoco americano Michael White sente parlare della città da un collega e fa armi e bagagli per il suo ‘gran tour’ italiano. Il motivo, mi racconta, dimostrare ai genitori che si sta impegnando ai …

Mangiare (quasi) low cost a Tel Aviv

Tel Aviv Diciamolo subito: Israele è un tripudio enogastronomico. Terra di incrocio, approdo, sintesi, anche la cucina descrive questo continuo puzzle culturale. Se i sapori dominanti sono quelli mediorentali, non mancano influssi dell’Europa dell’Est e tanta, tanta sperimentazione. In più è decisamente anche il regno di vegetariani e vegani: dai falafel all’hummus, non è difficile infatti trovare locali che comprendono nei menù tante possibilità. Unico problemino: il prezzo. Se vi trovate a Tel Aviv non avrete che l’imbarazzo della scelta dalla colazione al dopo cena, ma per il portafogli potrebbero essere dolori. Giusto per dare un’idea, non ci discostiamo dai prezzi delle città del Nord Italia o dalla principali capitali europee. Ecco quindi qualche consiglio per mangiare (davvero) molto bene a prezzi onesti. Miznon Come sempre, i posti migliori si trovano per caso. E dire che spesso, arrivando tardi (oltre le 23.30) in una città nuova, mi è capitato di dovermi accontentare del primo posto trovato aperto nei paraggi dell’albergo. Questa volta siamo stati davvero fortunati. In King George, infatti, vagando solo pochi minuti (a …

Un venerdì pomeriggio a Gerusalemme

“E fattolsi chiamare, e familiarmente ricevutolo, seco il fece sedere, et appresso gli disse: – Valente uomo, io ho da più persona inteso che tu se’ savissimo, e nelle cose di Dio senti molto avanti; e per ciò io saprei volentieri da te, quale delle tre Leggi tu reputi la verace, o la giudaica, o la saracina, o la cristiana” Boccaccio, Decameron Ci sono un ebreo, un cristiano e un musulmano Arrivano con passo spedito, sagome nere mentre le luci calano sulla città vecchia. Sono piccoli gruppi, qualcuno è solo, e tagliano l’aria non traditi dalla pietra scivolosa. Ci accodiamo, ci porteranno loro al muro occidentale (il western wall), punto di incontro fra il quartiere ebraico e quello arabo. Il minareto ancora canta e da poco abbiamo lasciato il corteo dei francescani che hanno guidato i fedeli lungo la Via Crucis del venerdì. Li abbiamo seguiti fino al Santo Sepolcro, nel suq a tratti sembrava di soffocare da tanti eravamo. Alcuni commercianti arabi ci hanno guardato con irritazione: bloccavamo l’ingresso al loro negozio, lì fermi davanti alle stazioni del …

Mangiare a Venezia: il Paradiso Perduto

Non tutto è… perduto in Laguna Un breve post per sfatare un diffusissimo luogo comune: che a Venezia si mangia male. Tornata da poco dalla Mostra internazionale del Cinema voglio segnalare un posto che ha più di un punto a suo favore: il cibo è tradizionale (e buono), si trova in un punto molto pittoresco di Cannaregio, è popolato tanto da turisti che da gente del posto. E non costa un’esagerazione (siamo pure sempre in centro a Venezia, non è comunque regalato, questo sì). La cena al Paradiso Perduto (c’è anche un sito molto curato, qui tutte le informazioni sulla storia del locale con gli appuntamenti musicali) è stato un gradito ritorno. Ce lo consigliò la prima volta il proprietario del suggestivo B&b Campiello Zen (una favola, ma ha il suo costo): cercavamo un bacaro o comunque un posto il più possibile simile a un’osteria. La sfida a Venezia non è così facile: molte zone sono ostaggi dei turisti, le proposte di spaghetti bolognesi non si contano, così come i menù in inglese. Ma qualche isola felice …

La Cuba più vera: Viñales

“Loreto impagliato ed il busto d’Alfieri, di Napoleone i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto), il caminetto un po’ tetro, le scatole senza confetti, i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro, un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve, gli oggetti col monito, salve, ricordo, le noci di cocco, Venezia ritratta a musaici, gli acquarelli un po’ scialbi, le stampe, i cofani, gli albi dipinti d’anemoni arcaici, le tele di Massimo d’Azeglio, le miniature, i dagherottipi: figure sognanti in perplessita’, il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone e immilla nel quarzo le buone cose di pessimo gusto, il cucu dell’ore che canta, le sedie parate a damasco chermisi… rinasco, rinasco del mille ottocento cinquanta!”. Guido Gozzano, L’amica di Nonna di nonna Speranza C’è un angolo di Cuba in cui il turismo e l’autenticità delle persone formano (ancora) un’equazione perfetta. Questo posto è Viñales. Ripensando, e mi capita spesso, al mio ultimo viaggio nell’isola caraibica, uno dei ricordi più vivi me lo regala questa piccola e vivace cittadina, annidata in una quieta vallata. …

Se lo spumante è Famoso

Lo ho eletto a vino dell’estate. A discapito del nome, non è molto noto, ma lo spumante da uve Famoso ‘Divo’ della ‘Cantina La Sabbiona’ con queste temperature è una vera goduria. Ci troviamo sulle colline di Faenza, a Oriolo. Ne approfitto per ricordare ancora una volta che anche la Romagna può regalare dei bianchi freschi e raffinati. Vini di qualità, ricavati da vitigni autoctoni come questo, riscoperto dai produttori solo da pochi anni. Da quanto ho potuto trovare in rete (e non molto devo dire), infatti, l’uva Famoso era fra le tante utilizzate per fare vini da tavola e poi finite nel dimenticatoio perché eccessivamente aromatiche. Questo fino a pochissimi anni fa. La bottiglia. Il nome forse è un po’ impegnativo, ‘Divo’, ma se non altro, resta in mente. Si tratta di uno spumante extra dry metodo charmat. All’occhio il colore è brillante, tra il paglierino il verdolino, e il perlage è fine. Al naso regala profumi fruttati e floreali: io ho riconosciuto mela e frutti tropicali. In bocca è fresco, ma anche piacevolmente morbido. Con i suoi 12 gradi di …

Perché andare ad Atene

E’ un po’ la Cenerentola delle capitali europee e, devo dire, ingiustamente. Per me Atene è stata davvero una sorpresa dopo che tanti me l’avevano descritta come una città deludente: inquinata, caotica e con poco fascino. L’anno scorso, poi, le immagini degli scontri e l’ombra nera della crisi economica avevano contribuito a rendere un po’ cupo questo luogo così evocativo della nostra vecchia Europa. E per fortuna, avevano torto. Certo, non si può partire per la Grecia senza una buona dose di immaginazione, altrimenti la sensazione netta è che i siti archeologici raccontino ben poco delle grandezze di un tempo. Io ci sono arrivata col mio carico di autori e versioni sudate in anni di liceo classico e tanta arte antica nella mente. Tanta storia che sono riuscita comunque a ritrovare sull’Acropoli, nell’emozionante Museo archeologico e nel possente Tempio di Poseidone. Là quei miti che sono il dna della nostra cultura occidentale c’erano ancora. Io li ho trovati. Certo, c’erano anche i segni del disagio sociale, dalle scritte sui muri alle decine di negozi abbandonati e saracinesche abbassate. Ma, sotto il caldo soffocante di luglio e dietro ai negozietti turistici, ho trovato una vivacità culturale che …

Cosa mangiare nei Balcani

A chi è mai capitato di fare colazione con una pasta sfoglia piena di carne macinata alzi la mano. E faccia un passo avanti chi mangia abitualmente salsicce di tonno. O chi, se gli parli di prugne, pensa subito alla grappa. Potrebbe capitare, nei Balcani Occidentali. Questo secondo post, che segue quello sul mio viaggio da Trieste al Montenegro ‘passando’ per Sarajevo, parlerà, appunto, di piatti. Inutile anticipare che in tre paesi così diversi come la Croazia, il Montenegro e la Bosnia, anche la cucina la dice lunga su quanto influenze, religione e dominazioni abbiano lasciato tracce in questa terra incastonata fra Europa e Asia. Partiamo dalla costa. Dalmazia. La storia è nel piatto. Che gran parte dell’attuale Croazia sia stata italiana fino a tempi recenti lo si capisce già dal menù. Una delle specialità di tante località costiere è il risotto, in particolare al nero di seppia o con i gamberetti. Tante le variazioni del pesce, cucinato sia grigliato che fritto. A Dubrovnik ho anche provato delle ottime ostriche (io le ho mangiate al Kamenice in una piazzetta molto scenografica, ottimo il rapporto qualità prezzo in una città piuttosto cara), anche se un …

Sette posti del cuore

Si avvicinano le vacanze estive e, mentre sto organizzando il mio prossimo viaggio, mi corre il pensiero ai posti già visti negli ultimi anni. La domanda è: qual è quello veramente speciale di questi? Mi viene in mente ‘Alta fedeltà’, il romanzo di Nick Hornby in cui il protagonista continuamente propone al lettore una sua top five, su vari temi. Per quanto riguarda i viaggi, è difficile fermarsi a cinque, per cui, dopo averci pensato un po’ (ma non troppo in realtà), ne elencherò almeno sette. Saranno delle pennellate, alcune tracce di questi posti speciali. Sono i miei luoghi del cuore, in cui la natura mi ha sopreso e tolto il respiro. Oppure città così incredibili da farti sentire come appena scappato di galera. Luoghi in cui ho scoperto mondi diversi, soprattutto dentro di me. Dove mi sono messa alla prova, o semplicemente in cui mi sono divertita. Angoli di mondo speciali in cui non vedo l’ora di tornare e, allo stesso tempo, ho paura di tornare. Perché potrei trovarli diversi dal ricordo che ho. 1) Rifugio di Hrafntinnusker, Islanda. …