Tre borghi sull’Appennino
Fra paesi addormentati Stradine popolate da gatti, tapparelle abbassate, un’altalena abbandonata. Il cartello vendesi qua e là. All’inizio di maggio l’Appennino fra Modena e Bologna sembra ancora addormentato. Effettivamente, anche se siamo un’ora e mezza dalla città, quando oltrepassiamo anche la Madonna dell’Acero abbiamo superato i mille metri. La seggiovia per il Corno alle Scale è immobile, e dietro il rifugio c’è ancora un po’ di neve. Niente passeggiata nel bosco fangoso, piove pure un po’. E allora è così che li scopriamo. Scendendo a quote più basse, dove le nuvole non si impigliano, visitiamo paesini praticamente deserti, dove è difficile capire quanto il sonno attuale sia da ricercare nella stagione non ancora decollata o quanto in quel progressivo abbandono sempre più frequente fra questi boschi. Luoghi di villeggiatura, di lunghe estati, di alberghi e pensioni dal sapore retrò di cui oggi resta qualche lampione liberty fra gli alberi. Nel verde brillante dopo giorni di pioggia, scopro angoli di grande fascino: la riprova che a volte le emozioni sono molto vicine a casa. Poggiolforato Una manciata di case disabitate. Una storica pensione in vendita. Nel campo da calcio ci sono le …



