Author: persorsi

Non solo sushi, cosa mangiare in Giappone

 Prima del più famoso ‘l’Eleganza del riccio’, Muriel Barbery ha scritto un libro che si chiama ‘Estasi culinarie’. Sarebbe il titolo perfetto anche del mio primo viaggio in Giappone. Dodici giorni fra il delirio di Tokyo, l’incanto di Kyoto e suggestive (e innevate) località di montagna. Sono pronta a sostenere che un quaranta per cento almeno della bellezza del Paese risiede nel cibo. Lo scopo principale di questo post, dunque, è sfatare un mito: che nel Sol Levante si mangi solo pesce crudo (cosa che per altro mi renderebbe molto felice). Non c’è persona, e dico una, che alla partenza o al rientro dalle vacanze non mi abbia buttato là: “Quindi, avrai mangiato del gran Sushi?”. Gran sushi sì, ma non solo. In Giappone c’è una varietà gastronomica incredibile. Troverete localini in ogni cittadina, in ogni stradina. Fra le cose divertenti, è che tutti i posti sono specializzati in un piatto particolare, quindi basta capire di che cosa si ha voglia e cercare il ristorante adatto. Altra cosa: anche i prezzi sono molto fluttuanti: gli spiedini di carne o una ciotola di ramen vi costeranno davvero pochi euro, mentre per …

Come si diventa Masterchef

Appena l’ho visto in tv ho avuto subito la sensazione di averlo già visto. Era lì, in trepidazione, fra gli aspiranti cuochi alle selezioni di Masterchef. Ed era lì, anche l’altra sera, sotto la graticola di Carlo Cracco, Joe Bastianich e Bruno Barbieri che hanno premiato il suo bizzarro frullato di ostriche. Poi, dopo aver vinto la manche ai fornelli, è scoppiato in lacrime. Ed è lì che mi è venuto in mente. Io Andrea Marconetti non solo l’avevo già visto, ma ci avevo pure parlato. Insomma, l’avevo intervistato nel 2010 quando, in una piazza un po’ meno nota, aveva vinto a Forlimpopoli il Premio Marietta (la leggendaria assistente di un certo Pellegrino Artusi). Ebbene il nostro Andrea, informatico classe 1974, liquidato dalla mia responsabile al giornale con “un po’ presuntuosetto il tuo cuoco”, già attraverso il telefono lasciava trapelare un’autentica passione per la cucina. Sembrava che quel premio avesse ‘stappato’ qualcosa (“mi ha scombussolato”, diceva), gli avesse dato coraggio, tanto da pensare seriamente di cambiare lavoro. Raccontava di come fossero state le donne di casa, la mamma e la nonna, ad averlo iniziato all’arte culinaria (“Si potrebbe dire …

tapa di salmoreho

Andalusia: di tapa in tapa/1

“Non capisco come mai a nessuno sia venuto in mente di proclamare la ‘tapa’ l’espressione alimentare di uno stile di vita in cui si prova tutto, si conversa molto, si beve in modo intelligente e si arriva alla non facile conclusione che, a piccole dosi, il mondo è bello” (soffitto della Vineria San Telmo, Siviglia) Una delle cose che mi convinceva meno della Spagna era sicuramente la cucina. Le due esperienze precedenti, del resto, erano stati la gita dell’ultimo anno del liceo a Barcellona, a suon di fritto in albergo (le famigerate mezze pensioni) e panini a pranzo, e una vacanza estiva a Formentera. Ma, anche per i prezzi non certo economici, già dieci anni fa, di quel viaggio ricordavo molte cene in casa (le famigerate case vacanze) e, va detto, meravigliosa sangria. E così, quando ho deciso di partire per l’Andalusia all’ultimo minuto è stato solo perché, a cavallo del ponte del 1° novembre, era la meta che costava meno. Mi sono dovuta ricredere. In una Siviglia e Granada insolitamente inzuppate d’acqua o ‘obbligata’ a tante …