E qui torno al punto di partenza: perché il Laos. Perché, dopo due viaggi in Giappone e uno in Turchia, quelli che per me sono gli estremi dell’Oriente, volevo vedere cosa ci sta in mezzo. Un libro che ho comprato, una mini guida su usi e costumi laotiani scritta da Mauro Proni (che poi vive lì da anni), nell’introduzione parte da una famosa frase di Terzani tratta da ‘Un indovino mi disse’: “Il Laos è uno stato mentale”. Se ho ben capito, il succo di queste righe è che durante questo viaggio bisogna necessariamente abbandonare tutti quegli schemi, quelle griglie che ci portiamo da casa saldamente racchiuse dentro la nostra testa. Che dobbiamo prepararci a un diverso significato delle cose, a una diversa scansione del tempo, a un altro ritmo. Il senso del viaggiare, e credo che sia questa la differenza con il concetto più lato di vacanza, è toccare con mano il diverso. Molto spesso è più brutto, più sporco, più scomodo di tutto quello cui siamo abituati (e venendo dall’Italia capita un po’ ovunque) e più volte ho pensato: ma chi me l’ha fatto fare di arrivare fin qui? La prossima volta Maldive. Ecco, superando questi scogli che già mi immagino ci saranno, mentre penserò che la frittata di formiche è forse un po’ troppo per me, spero di arrivare a capire questo stato mentale tutto laotiano.
E poi mi piace un sacco, come ho già scoperto a Cuba, quando le stagioni nei luoghi sono soltanto due. Due momenti che ritornano ciclicamente e che scandiscono la vita con semplicità. Più pioggia o meno pioggia. Più o meno caldo (e più o meno zanzare, ahimé). Meno complicazioni, meno stress, meno contraddizioni in una vita senza orologi. Il ritmo lento ci piace, anche se non so quanto ci sappiamo resistere dentro. Bene, tutto quello intendo scoprirlo in due settimane di Laos. Infine, un’altra cosa che mi affascina, a priori. I luoghi in cui la storia sta ancora cambiando rapidamente, anno dopo anno, il volto di un luogo. Leggendo la Routard del 2005 (non c’è una versione più aggiornata di questa in giro), è piuttosto diversa dalla Lonely Planet 2011. E anche i post in Rete più aggiornati sono contraddittori. Dove fino a pochi mesi fa si navigava, ora c’è una diga e non si passa più. Tanto per fare un esempio. Mai letto pareri tanto discordanti su un posto (questa però, di Silvia Moggia, è stata la mia lettura preferita). Insomma, credo che ci siano parecchie pagine da scrivere sul Laos. Non resta che partire.
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Che belle parole Letizia! Sono troppo curiosa di conoscere di persona questo paese che così tanto mi affascina (e da così tanto tempo). Il mio sesto senso mi dice che la definizione di Terzani è più che azzeccata. Intanto lascio andare avanti voi.. E vi seguirò con interesse passo dopo passo :) Buon viaggio!
Grazie Claudia,
eh si, sono parecchio curiosa anche io. E nel dubbio nello zaino mi sono messa proprio Terzani! Comunque ti racconteremo presto le impressioni e, soprattutto... buon viaggio a te!
Buon viaggio prima a voi!.. :) Che libro di Terzani hai scelto come sottofondo al viaggio?
Proprio un 'Indovino mi disse': direi che cada a pennello
Ho appena finito di leggerlo (e l'ho adorato): non potevi fare scelta migliore :) BUON VIAGGIO!!
Ho iniziato a leggere questo libro di Terzani e mi sta aiutando in molte riflessioni. Non vedo l'ora di seguirvi, siete due persone che stimo dal cuore. Buon Laos Ragazzi! :)
Grazie davvero Lucia, in effetti è un libro che ho sul comodino da parecchio e direi che sia il momento giusto. Sulla stima... non sai quanto sia ricambiata! ;)
un abbraccio